Tra gli obbiettivi del comando supremo dell’esercito italiano vi era, oltre a Trieste, la presa della linea lungo la Rienza e la Drava; in seguito sarebbe stato travolto il fronte Sud Tirolese e quello sull'Isonzo.

Era chiaro che i Kaiserjäger, dopo il loro trasferimento dal fronte orientale a quello meridionale, sarebbero intervenuti sulle dolomiti pusteresi.

All'inizio della guerra, nel 1914, il comando superiore dell'esercito aveva assegnato al Generale Rohr la difesa dei territori a sud del regno. Il I° battaglione d'attacco territoriale era previsto come forza preposta alla sicurezza in Tirolo; dovevano occuparsi della difesa anche i battaglioni da marcia dei Kaiserjäger ed i reggimenti di difesa territoriale, oltre alle squadre addestrate dei battaglioni di riserva. Ma il primo battaglione di difesa territoriale era impegnato in Serbia, i battaglioni da marcia dei reggimenti tirolesi erano stati mandati al fronte orientale per rimpiazzare i caduti, i battaglioni di riserva erano in parte stati dislocati in Austria superiore e in Boemia.

Rimanevano gli addetti alle fortezze, la gendarmeria e la leva popolare (Standschützen), che doveva ancora essere richiamata.

Soltanto all'inizio del 1915 vennero costruite, sul presunto fronte meridionale, delle postazioni a valle dotate di cannoni, a cui furono assegnati dei battaglioni; dal maggio 1915 i battaglioni da marcia dei reggimenti tirolesi (X° dei Kaiserjäger e IX° dei Landesschützen) non furono più mandati in Galizia, ma furono assegnati alla difesa del confine. Già in aprile le forze disponibili vennero spinte verso il confine, in modo tale che dopo il 23 maggio potesse essere coperta almeno una piccola parte della linea di difesa al fronte.

Il laconico ordine del comando superiore dell'esercito al comandante di difesa territoriale (Dankl) diceva: "La regione deve essere difesa in qualsiasi modo con le forze disponibili." Rispettando questo ordine vennero sgomberate tutte le sporgenze del confine, lungo 450 km, con l'Italia, soprattutto quelle degli spartiacque tra l'Adige e il Piave, ma anche la Valsugana orientale e la valle dell'Adige a sud di Rovereto, al fine di ritirare il fronte sulla linea fortificata intorno a Trento e sulle cime fassane, determinandone l’accorciamento di circa 100 km.

I forti situati nelle valli furono occupati in primo luogo da distaccamenti di Landesschützen. Non si pensava ancora alla battaglia sulle cime delle montagne, nonostante queste fossero piuttosto importanti, poiché permettevano la visuale sulle postazioni del nemico. Oltre ai distaccamenti di Landesschützen ed al battaglioni da marcia e d'attacco territoriale dei reggimenti tirolesi, erano a disposizione di Dankl: la gendarmerie e la finanza insediate nel territorio, 39 battaglioni di Standschützen, il corpo alpino tedesco guidato dal generate Kraft von Delmensingen, ed in forza alla divisione il 29° e il 37° reggimento di fanteria ungherese, 22 batterie con 75 cannoni.Trentino1.jpg (93266 bytes)

Tavola sinottica del teatro di guerra in Tirolo.

 

In totale, sul fronte tirolese si trovavano 61 battaglioni contro 188; ogni chilometro di fronte era coperto da 119 fucili. Queste forze vennero completate durante il mese di giugno. Il Tirolo venne suddiviso in cinque zone difensive che si chiamavano: Ortles (Passo dello Stelvio), Presanella (Passo del Tonale), Südtirol (dal Chiese fino al Brenta), Creste fassane e Dolomiti.

Il X° battaglione da marcia del I° e del II° reggimento venne assegnato alla zona della Pusteria e delle creste fassane. Quelli del III° e del IV° reggimento si appostarono nella zona Südtirol su entrambe le sponde dell'Adige a nord di Rovereto (Monte Ghello, Finocchio, Serrada). In questa zona intervenne anche il IV° reggimento dei Kaiserjäger, tornato dalla Galizia a metà di giugno. Il I° reggimento, che era entrato a Bolzano attraverso Vienna, il 20 luglio, era pronto ad intervenire in caso di guerra nella zona della Pusteria.

Quando il I° e il IV° reggimento vennero inviati sull'Isonzo (fine luglio 1915) in Tirolo rimase solo il III° battaglione. Proprio il 20 luglio venne comandato su Monte Piana e ne difese la cima dai numerosi attacchi italiani (2,4,11-13 agosto), conquistata poco tempo prima da una valorosa schiera, comandata da ufficiali appartenenti al corpo dei Landesschützen,  Il 15 agosto venne sostituto dal X° battaglione da marcia del 59° reggimento di fanteria (Rainer); dopo dieci giorni di riposo venne mandato sul Passo del Tonale e qui rimase fino a metà settembre, per essere successivamente inviato presso altri battaglioni del reggimento, stazionati sull'Isonzo. Durante i primi giorni di ottobre del 1915 tutti e quattro reggimenti si recarono in Tirolo per essere rinforzati dal XIII° e dal XIV° battaglione da marcia. Luogo di raccolta per il I°, il II° e il III° reggimento era la Val Pusteria, tra S. Candido e Brunico, mentre il IV° battaglione proseguì fino a Bolzano. Tutti e quattro formavano l'8a divisione di fanteria; durante le azioni vennero però suddivisi in diverse Brigate che dovevano intervenire sul fronte dolomitico, da Passo Fedaja a Montecroce. Al comando dell'8a divisione (senza Kaiserjäger) venne assegnata una parte della zona Südtirol.

I quattro reggimenti vennero destinati ad occupare in quest'ordine il fronte dalla Marmolada (Passo Fedaja) e Montecroce:

Il I° battaglione del II° reggimento, durante la terza battaglia dell'Isonzo (18.10-4.11 1915) venne distaccato a Gorizia, senza però essere utilizzato, e richiamato nel giro di una settimana, secondo il piano del comando di difesa territoriale tirolese, a difendere la linea della Drava. Le posizioni di tutti e quattro i reggimenti si appoggiarono alle fortificazioni: Ruaz - Corte Tre Sassi - Prato Piazza (Plätzwiese)- Strudelkopf - Landro - Weideck- (Mitterberg) Monte di Mezzo. Nel frattempo il nemico, rinunciando ad operazioni individuali, aveva già tentato di sfondare per due volte il largo fronte pusterese (seconda metà di luglio - seconda metà di settembre). Col di Lana, Montecroce e Monte Plana divennero i punti caldi della battaglia. Tutte le posizioni rimasero in mano alla difesa, e questo non fu, considerando i rapporti di forza del nemico, un successo morale di secondaria importanza.

Le varie battaglie hanno decretato il nostro successo nella difesa della linea, provocando fra le file degli italiani un notevole malumore che culminò con la sostituzione del comandante della IVa armata italiana Nava con Robilant.

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