I Kaiserjäger durante l’offensiva autunnale del 1917

 

 

 

I successi contro la Russia e la conquista territoriale durante l’undicesima battaglia dell'Isonzo (18-28.8 1917), durante l’estate 1917, alleggerirono notevolmente il fronte orientale e resero nuovamente disponibili molte forze, permisero al comando dell'esercito Austro-Ungarico di riproporre il vecchio piano, che prevedeva di colpire in modo decisivo l’Italia e di averla vinta, a tal fine, sul comando tedesco. Quest'attacco, però, non doveva partire dal Trentino Alto Adige, come si era tentato nel 1916, ma doveva essere condotto sull'Isonzo.

Sicuramente un’invasione nella pianura trentina avrebbe potuto essere in seguito più significativa, ma, per una volta, si ebbero presenti le difficoltà di spiegamento e di approvvigionamento, a cui, a partire da quelle naturali, si era andati incontro nel 1916, (ritardo a causa delle tormente di neve e la disponibilità di una sola linea ferroviaria); in secondo luogo, in autunno bisognava tenere conto delle condizioni atmosferiche, che, per l’avanzata, potevano costituire un impedimento.

Il colpo mortale, secondo Conrad, non doveva essere inflitto contro le postazioni del basso Isonzo, fortificate e protette da riserve dell'esercito, ma verso la zona di Caporetto e Tolmino e verso Cividale ed Udine (quartiere generale del generalissimo italiano Cadorna); questo attacco avrebbe provocato il cedimento del fronte italiano fino al mare.

L’allora comandante del corpo tedesco generate Krafft von Delmensigen, in qualità di ricognitore, grazie ad una verifica positiva del piano Austriaco, permise il consenso da parte del Feldmaresciallo generale von Hindenburg, a far intervenire nella cosiddetta dodicesima battaglia dell'Isonzo sei divisioni di fanteria, alcuni battaglioni d'assalto e di Jäger (che successivamente vennero unificati in un’unica divisione di fanteria), artiglieria pesante, lanciamine e aerei. Per questa violenta operazione furono necessarie straordinarie misure per lo stanziamento delle forze entro un mese (da metà settembre a metà ottobre). Per il trasporto delle truppe e del materiale vennero impiegati 2.480 treni e un veicolo di 6.000 tonnellate. Vennero messi a disposizione circa 10.000 cavalli per il trasporto in montagna nella zona nord. In conclusione, tra il Rombon, colonna del fronte settentrionale dell'Isonzo ed il mare, erano pronti per l’uso 3.540 cannoni (di cui la metà era nuova) e 78 batterie di lanciamine. Relativamente ad un milione di colpi disponibili all'artiglieria pesante, di questi, come minimo, il 10 % era costituito da proiettili a gas (queste informazioni si riferiscono solo alle armi Austro-Ungariche).

Dapprima, venne sistemata l’artiglieria, mentre la fanteria veniva ulteriormente addestrata nelle zone di Villach - Tarvisio, Klagenfurt, Lalbach e veniva costruita la rete stradale. Le avverse condizioni atmosferiche, durante queste settimane, si rivelarono favorevoli poiché impedivano la perlustrazione degli aerei nemici; d'altra parte i nostri movimenti vennero rallentati dalle cattive condizioni del terreno.

Non solo il ritardo nel trasporto delle truppe d'assalto, ma altre manovre fuorvianti confusero il nemico:

Il generalissimo italiano Cadorna venne in qualche modo informato da alcuni disertori (ufficiali cechi e rumeni), dell’imminente attacco. Era anche a conoscenza del luogo dove sarebbe avvenuto l’attacco principale, ma dubitava che si sarebbe attaccato anche nella zona del basso Isonzo. Non si decise, quindi, ad inviarvi le riserve della 3a armata alle spalle della 2a armata, che veniva attaccata direttamente. Si affidava troppo alla forza numerica delle sue armate e, soprattutto, all'imbattibilità delle postazioni difensive in particolare di quelle situate sui rilievi. Lo stesso stato maggiore austriaco le definì un'immensa rete di posizioni, di più linee poste l’una dietro l’altra, che fiancheggiavano le pareti della montagna, costruite da veri e propri artisti con il talento da "muratori", dotate d'artiglieria e postazioni da mitraglia, che, insieme alla particolarità del territorio, rendevano impossibile il passaggio. I tratti del fronte, situati a valle (Seebachtal in Carnia, la conca di Caporetto la valle dell'Isonzo presso Tolmino) erano fortificate particolarmente bene.

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