Il 23 maggio 1915 l'Italia dichiarò guerra all'Austria-Ungheria, sua alleata, per ottenere quei territori che le erano stati assegnati dal trattato di Londra (26 aprile 1915). L'Imperatore Francesco Giuseppe emanò un manifesto che parlava di tradimento e accennava al grande ricordo delle guerre italiane del 1848-1849 e del 1866.Mappa Trentino 1915b.jpg (19844 byte)


Situazione in cui si trovavano i due eserciti opposti all'inizio della guerra nel 1915 (Osterreich-Ungarns Jetzer Krieg).


In Austria cresceva l’astio contro l'Italia, non solo tra i tedeschi, ma anche tra l'etnie slave meridionali, poiché era noto che l'Italia aveva avanzato delle pretese anche sul territori di confine croati che sloveni.

Se lo scontro armato non fu una passeggiata, a Vienna, grande rilievo ebbe, accanto alla tattica del temporeggiamento adottata dal nemico, il comportamento delle truppe austro ungariche e degli eserciti di difesa regionale, che all'inizio della guerra fu ineccepibile.

L'attacco italiano aveva come obiettivo principale Trieste e Gorizia; L'Italia voleva, inoltre, dimostrare che, rispettando le convenzioni militari con la Russia, aspirava ad una conciliazione con l’esercito serbo.

Il fronte dell'Isonzo divenne, per i motivi di cui sopra, il principale campo di battaglia, mentre il Trentino Alto Adige - Südtirol e il fronte Carinziano rimasero per lungo tempo un teatro di guerra secondario; ebbero importanza solo perché la linea lungo la Rienza e la Drava era una via per la minaccia laterale delle armate Austro Ungariche sull'Isonzo. Lungo il fronte, che andava dalle valli Giudicarie alla Carinzia, era stata insediata solo un'armata Italiana, comandata dal Generale Nava.

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